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Racconto 3 Capitolo 13 La Notte di Fuoco


di LoScrivano
19.04.2026    |    1.272    |    0 9.0
"Leccavamo e succhiavamo con fame, dita che entravano e uscivano, gemiti soffocati tra le cosce dell’altra..."
Non riuscivo a togliermi dalla testa quella doccia con Sara. Erano passati due giorni e ci pensavo continuamente.
Ricordavo la sua bocca calda che succhiava i miei capezzoli, la lingua morbida e insistente che mi leccava la figa, le sue dita che entravano e uscivano mentre l’acqua calda ci scorreva addosso. Prima nella mia testa c’erano solo i cazzi, quello di Marco, quello grosso di Ousmane. Ora invece c’era anche lei. La sua figa gonfia, le labbra carnose, il clitoride eretto, il suo sapore dolce e muschiato.
Mi masturbavo ossessivamente pensando a lei. Di sera, sul letto, infilavo due o tre dita nella figa già fradicia, sfregando il clitoride con movimenti circolari sempre più veloci. Immaginavo la sua lingua su di me e venivo forte, tremando, bagnando le lenzuola con i miei umori. A volte urlavo piano il suo nome mentre l’orgasmo mi travolgeva.
Alla fine non ce l’ho più fatta.
Le ho scritto un messaggio:
«Ehi… non riesco a smettere di pensare a quella doccia. Ti va di vederci stasera fuori dalla palestra? Ho voglia di te.»
Ha risposto in meno di un minuto:
«Cazzo, anch’io. Sono già bagnata. Alle 20 fuori dalla palestra?»
Alle otto ero lì. Sara arrivò puntuale. Minigonna jeans cortissima, top nero aderente senza reggiseno. Le sue tette enormi tendevano il tessuto e i capezzoli si vedevano chiaramente. Ci siamo guardate per un secondo, poi l’ho baciata con urgenza, proprio lì sul marciapiede. La mia lingua ha cercato la sua mentre le infilavo una mano sotto la gonna, sfiorando la figa già calda e umida.
«Sei fradicia…» le ho sussurrato sulle labbra. «Andiamo da te. Subito.»
A casa sua abbiamo chiuso la porta e ci siamo spogliate quasi di corsa. Le mie tette sono uscite pesanti, capezzoli durissimi. Anche lei aveva due tette bellissime, sode e piene, con i capezzoli rosa chiaro già eretti. La sua figa era rasata, gonfia, le labbra lucide di umori.
Ci siamo sedute sul divano una di fronte all’altra, gambe aperte. L’aria era carica di eccitazione.
«Fammi vedere come ti tocchi» le ho detto con voce bassa.
Ho iniziato io per prima. Ho aperto le labbra con due dita e ho cominciato a sfregare il clitoride lentamente, guardandola negli occhi. Sara ha fatto lo stesso: ha infilato due dita dentro di sé e ha iniziato a muoverle, il suono umido che riempiva la stanza. Era incredibilmente eccitante.
Abbiamo accelerato insieme. La guardavo mentre si toccava con sempre più foga, le tette che tremavano a ogni movimento. Il piacere saliva velocemente. Ho infilato due dita dentro di me e ho iniziato a pompare, il pollice sul clitoride. Sono venuta per prima, un orgasmo intenso e profondo, gemendo forte mentre contraevo intorno alle dita e i miei umori colavano sulla mano e sul divano.
Sara è venuta poco dopo, tremando e stringendo le cosce intorno alla sua mano, con un gemito lungo e sexy.
Non ci siamo fermate. Mi sono gettata su di lei, ho preso un capezzolo in bocca e l’ho succhiato con forza mentre le infilavo di nuovo le dita nella figa. Era così bagnata che scivolavano facilmente. Lei ansimava, mi stringeva la testa contro le sue tette.
Poi ci siamo spostate sul pavimento. Ho aperto le sue gambe e l’ho leccata con passione, lingua larga sulle labbra, succhiando il clitoride, infilando due dita dentro di lei. Sara si contorceva, mi teneva la testa con le mani. È venuta di nuovo sulla mia lingua, bagnandomi il mento e la bocca.
Ci siamo messe in 69, io sopra di lei. Sentivo la sua lingua calda sulla mia figa mentre io leccavo la sua. Leccavamo e succhiavamo con fame, dita che entravano e uscivano, gemiti soffocati tra le cosce dell’altra. Siamo venute quasi insieme, tremando, stringendoci forte.
Abbiamo continuato per ore. Abbiamo usato i dildo che aveva in camera, ci siamo toccate, leccate, baciate ovunque. Abbiamo scopato con le dita, con la bocca, strusciando le fighe l’una contro l’altra. Ogni orgasmo era più intenso del precedente.
Alla fine, esauste e bagnate di sudore e umori, siamo crollate sul letto verso le quattro del mattino.
«Cazzo… è stata una delle notti più belle della mia vita» ho sussurrato, ancora con il respiro corto.
Sara ha sorriso, accarezzandomi una tetta.
«Anche per me. La tua figa è una droga.»
Sono uscita da casa sua la mattina dopo con le gambe molli e la figa ancora sensibile e gonfia. Sorridevo da sola mentre camminavo.
Questa cosa con Sara aveva aperto una porta nuova dentro di me. E sapevo già che non mi sarei più fermata. Volevo ancora la sua bocca, il suo corpo, la sua figa… e volevo spingermi sempre più in là.
La fame non faceva che crescere.
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